Tante voci per Gaza

Dopo 717 giorni dal 7 ottobre 2023 l’opinione pubblica a livello internazionale è mutata spesso e notevolmente, e pare sensato dire che ogni bomba lanciata da Israele abbia contribuito alla diffusione della causa palestinese anche tra i più ostinati promotori dello stato sionista. E anche mentre il Governo italiano respinge ogni supporto concreto a un popolo isolato e affamato e i sostenitori di Netanyahu dibattono sulla definizione di bambino, è evidente che la situazione a Gaza non potrà mai risollevarsi neanche lontanamente senza l’impegno dei singoli cittadini. 

Per questo siamo scesi in piazza ieri – siamo, più di 10 mila a Firenze, più di 250 mila nel resto d’Italia, uniti per l’unica causa che paia capace di unire la sinistra a livello nazionale. Purtroppo questa unità si sta raggiungendo solo di fronte a una situazione grave quanto quella di Gaza, di fronte a cui tacere significa assecondare e non agire si dimostra crudele in tutta la sua amoralità. Oggi e domani forse torneremo a farci le solite domande, perdendoci nelle crepe e nei dettagli che ci dividono gli uni dagli altri; per un attimo ci dimenticheremo che mentre noi parliamo e dibattiamo sull’etica della protesta, per milioni di Palestinesi la scelta è tra rimanere in un territorio sotto occupazione totale, che un tempo chiamavano semplicemente casa, e abbandonare tutto, compresa la famiglia e la speranza di non fare mai più ritorno. 

Intanto conta esserci stati. Da domani ci preoccuperemo dell’ignoranza e della corruzione dei nostri politici, ci incazzeremo perché qualcuno di fatto li ha votati, poi accetteremo tutte queste cose; ma anche allora non dovremmo accontentarci e soprattutto non dovremmo fermarci. Dopo tutto se loro stessi sostengono che la manifestazione pacifica di ieri (in tutte le città d’Italia, eccetto uno o due esempi) sia stata opera di facinorosi rivoluzionari, forse non li abbiamo convinti abbastanza, forse non eravamo abbastanza. Però si è dimostrato a tutti gli altri italiani che hanno deciso di non manifestare per sfiducia nei provvedimenti concreti (la grande massa dell’elettorato secondo cui ‘anche col voto tanto non cambia nulla’) che la speranza porta unione tra la gente e questa unione porta coscienza di classe. Questa sì che servirebbe. 

Ovviamente non finisce qua: i sindacati hanno convocato uno sciopero e una mobilitazione nazionale per il 4 ottobre a Roma. Se quindi ieri siamo riusciti a bloccare metà del paese c’è sempre tempo per completare l’opera e far risuonare ancora una volta l’opinione del 90% dei cittadini italiani. Nonostante i partiti, nonostante le ideologie, chiunque voglia difendere non solo la causa palestinese, ma anche  la democrazia italiana, dovrebbe scendere in piazza senza se e senza ma. Alla fine, come sostenne fino alla morte Enrico Berlinguer, bisogna «evitare la divisione verticale del Paese e impegnarci con ancora maggior decisione, intelligenza e pazienza a isolare i gruppi reazionari e a ricercare ogni possibile intesa e convergenza tra tutte le forze popolari».

A cura di Agnese Tozzi

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Un commento su “Tante voci per Gaza

  1. “Coscienza di classe” ecco le parole che vorrei sentire pronunciate ogni giorno, ecco la stella polare che dovrebbe guidare il nostro cammino, insieme!
    Giovani, tocca a voi LOTTARE oggi come hanno lottato i vostri nonni e bisnonni prima di voi. Noi, vostri genitori, siamo cresciuti in un mondo che raccoglieva i frutti di lotte precedenti, sfiorati in età preadolescenziale (alcuni di noi) da anni di piombo e cullati dalla globalizzazione e dall’apertura delle frontiere. Vi abbiamo lasciato un mondo meno giusto, mi dispiace, ma spesso gli adulti sono una delusione. La vita giusta è vostra, ma tocca lottare per ottenerla. Grinta Giovani !

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