Stavamo solo ringraziando il popolo italiano, per la solidarietà dimostrata verso i palestinesi e per le manifestazioni organizzate contro ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza. Nessuno dovrebbe usare quel video per affermare che stiamo ringraziando il governo italiano. Non è così.
Con queste parole, uno dei due giovani del Gaza Skate Team ha voluto chiarire pubblicamente il significato di un video divenuto virale, in cui due ragazzi palestinesi sventolano una bandiera italiana tra le macerie di Gaza. Il filmato è stato rilanciato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lo ha commentato con queste parole: «Il tricolore sventola anche a Gaza. Segno di riconoscenza e gratitudine nei confronti di quello che ha fatto e farà l’Italia. Viva la pace!» Una narrazione ambigua, che rischia di sovrapporre la solidarietà autentica della società civile italiana con le scelte politiche di un governo finito sotto accusa internazionale. Tajani, infatti, è tra le figure istituzionali denunciate dalla Corte Penale Internazionale (CPI) con l’accusa di concorso in genocidio, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro della Difesa Guido Crosetto e all’amministratore delegato di Leonardo S.p.A. Roberto Cingolani, per la fornitura di armamenti utilizzati dall’esercito israeliano. A che cosa allude, allora, il Ministro? Cosa “ha fatto” l’Italia e cosa “farà” di fronte al genocidio del popolo palestinese che quel video denunciava?
Se Tajani parla delle azioni del governo di cui fa parte, governo che ha sostenuto politicamente e militarmente Israele nella distruzione di Gaza, allora il commento di Tajani non è solo fuori luogo, ma offensivo nei confronti di idee politiche avverse a quelle promosse dall’esecutivo italiano. Quali siano queste idee lo sanno i giovani che sventolano la bandiera italiana e lo sappiamo noi cittadini, profondamente indignati e contrari alle politiche degli Stati europei che si sono schierati a favore di questa orrenda uccisione di massa.
Il nostro governo non vuole chiamarlo ‘genocidio’? Va bene, ma l’orrore non cambia, non si cancella e “fare qualcosa”, per noi, significa una cosa diametralmente opposta a ciò che i nostri governanti stanno effettivamente facendo. “Fare qualcosa per la pace” significa manifestare, scendere in piazza ad urlare la nostra indignazione, interrompere una quotidianità indifferente all’abominio della guerra, significa boicottare con le parole e con gli scioperi le aziende coinvolte nel sostegno militare ad Israele e, soprattutto, significa non restare in silenzio davanti ad un genocidio. Perché sì, cari Meloni e Tajani, quello cui stiamo assistendo a Gaza é un genocidio. E no, non credo che quella che si costruisce sulle macerie, su un cessate il fuoco che non garantisce né giustizia né libertà al popolo palestinese, sia una vera pace, quella é solo una tregua, la vostra tregua di cui voi non siete demiurghi, ma complici.
Questo governo ha criminalizzato uomini che hanno scelto l’umanità alla guerra, ha boicottato un’azione legittima di cooperazione internazionale come quella della Global Sumud Flotilla, lasciando soli in mare attivisti e civili intenzionati solo a portare cibo, risorse e aiuto. La realtà è che il nostro governo ha tentato di zittire le voci di protesta, ma invano! L’impegno e la mobilitazione dei cittadini italiani é stata forte, compatta e ha colpito i centri di potere. Ne è prova l’ultima dichiarazione pubblica della presidente Meloni, che ha liquidato con sarcasmo le posizioni della sinistra accusandola di “promettere uno Stato palestinese in cambio di voti” con il chiaro intendo di sminuire e ridicolizzare centinaia di migliaia di italiani che, evidentemente, si sono fatto sentire anche in Alto. Un piccolo goal segnato dai cittadini che, tuttavia, apre anche ad amare considerazioni. Fa riflettere che “una madre, una donna, una cristiana” arrivi a usare il dolore di migliaia di altre donne, di altre madri, dei loro figli, solo per ribadire il proprio potere e la propria avversione alle parti politiche contrapposte.
La politica, quella vera, è ben altro.
La politica è guida, strumento di giustizia, spirito di cooperazione e salvaguardia, esercizio di responsabilità, ma nel nostro paese sembra coincidere solamente con l’utilizzo dei mezzi di dominio e la negazione della verità. La bandiera italiana che sventola tra le rovine di Gaza non è un tributo a questo governo, ma è il simbolo della solidarietà di un popolo che, nonostante tutto, continua a credere nella pace, nella libertà e nella giustizia. E per questo dobbiamo ringraziare le migliaia di persone che hanno manifestato, scioperato, bloccato strade, occupato scuole e università. Tutti coloro che hanno rinunciato ad una parte della propria normalità per non diventare complici di azioni scellerate, gli studenti, i giovani che hanno messo da parte la spensieratezza della loro etá, a tutti loro, a tutti noi, deve andare la gratitudine per la speranza di un mondo diverso, magari migliore.
A noi giovani, in particolare, va il mio pensiero finale. Ragazzi, vi dico, ci dico: non fermiamoci! Non arrestiamo la nostra corsa verso la speranza davanti ad adulti che ci incolpano di essere dei nullafacenti, nei perdigiorno, degli illusi. Noi siamo quelli che lottano, che si ribellano, che si oppongono, che provano disprezzo davanti alla barbarie dell’umanità. Continuiamo a scendere in piazza e ad urlare contro l’ingiustizia, seguendo sempre l’insegnamento più grande che i nostri nonni ci hanno lasciato: ora e sempre resistenza per una Palestina libera!
A cura di Guendalina Lazzeri