Le donne che fanno paura ai regimi

Da anni il popoli Kurdo lotta per l’indipendenza del loro paese e da anni viene represso e sterminato dai regimi autoritari islamici. Da anni i Kurdi nel nord della Siria, in Rojava, attuano una rivoluzione in ambito sociale che coinvolge ogni aspetto della vita. Gli attacchi militari e l’occupazione delle terre hanno lo scopo di porre fine a questa rivoluzione e di demolire la nuova società che i Kurdi stanno costruendo, fondata su femminismo, antifascismo e anticapitalismo. 

Sono soprattutto le donne ad essere attaccate affinché tornino a svolgere i classici ruoli patriarcali; non a caso, è proprio il ruolo della donna quello ad aver subito un cambiamento più radicale. È la prima volta che le donne impugnano le armi, è la prima volta che combattono a fianco agli uomini, è la prima volta che ci sono loro alla guida della rivoluzione. Le donne Kurde, partendo dalla creazione di cooperative, unità di difesa e accademie femminili, hanno come obiettivo quello di superare la mentalità patriarcale e capitalista e di creare una nuova società ripartendo dalla democrazia di base.

La Rivoluzione Kurda comincia nel 2012, l’anno dopo nascono le Unità di Difesa delle donne – in curdo Yekîneyên Parastina Jin o YPJ. Kobane è l’emblema della resistenza Kurda: quando, nel 2014, venne messa sotto assedio sui muri della città si lesse “Benvenuti a Stalingrado, benvenuti a Kobane”; la resistenza della città allora si trasformò nel simbolo della lotta contro il Califfato e contro l’Isis. Ciò legittimò le milizie Kurde che riuscirono a liberare Kobane dopo un lungo assedio e posero fine al sogno jihadista di espandersi nell’est della Siria. 

Kobane ora è di nuovo attaccata. Da molti giorni infatti la città assediata è senza elettricità ed acqua; i Kurdi vedono di nuovo minacciata la loro autonomia, ma questa volta ad attaccare la Rivoluzione è il governo siriano, che in seguito alla salita al potere di Ahmad al-Shara’, ex jihadista, non ha più intenzione di lasciare autonomia alle milizie Kurde.

Al-Shara’ in pochi mesi è passato dall’essere un terrorista con una taglia sulla testa all’essere il capo dello Stato siriano, membro della coalizione globale anti-Isis, elogiato dal Presidente Trump. In Siria si è preoccupato di occupare di nuovo la regione autonoma del Rojava, controllata dai Kurdi, i quali dopo diverse settimane di guerriglia hanno stretto un accordo con al-Shara’, il quale prevede il ritiro delle forze Kurde nonostante il Presidente siriano abbia riconosciuto la lingua e i diritti civili dei Kurdi.

Ancora una volta sono le donne ad essere minacciate, perché se per i Kurdi del Rojava la centralità delle donne è la chiave della Rivoluzione, per il nuovo leader filo-statunitense non è così. La Rivoluzione Kurda, gli ideali per cui hanno lottato, le riforme che hanno attuato in Rojava sono destinate a rimanere un unicum in Medio Oriente e non solo dato che l’Occidente non ha mai riconosciuto e sostenuto come legittima la causa Kurda. “Il vero problema è che le donne accettano questo sistema oppressivo; il capitalismo coinvolge in primo luogo le donne in Europa, e come YPJ chiamiamo le donne Europee a rifiutare questo sistema. Esse dovrebbero ribellarsi alla schiavitù, all’oppressione, al capitalismo” – Combattente Desine, Brigata Warsin.

A cura di Fiammetta Peruzzi


Articolo pubblicato in collaborazione col progetto Studenti Oggi

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