Col 58,9% di affluenza, il 46,3% vota Sì e il 53,7% No, che vince in 17 regioni. Gli italiani si sono espressi e il governo “rispetta” la decisione presa dai cittadini. Questa riforma sulla Costituzione, che riguardava la magistratura, portata avanti dal governo Meloni, non è stata la prima bocciata dal voto degli italiani. Infatti, sia la riforma “Devolution” portata avanti nel 2006 dal governo Berlusconi, che prevedeva un rafforzamento dell’autonomia regionale, sia quella del governo Renzi nel 2016, che prevedeva un superamento del bicameralismo, sono state bocciate, pur essendo state presentate dalla maggioranza. In vent’anni tre delle proposte più incisive sulla Costituzione sono state respinte nei referendum. Gli italiani dimostrano così di essere legati alla propria Costituzione più che ai partiti e alle varie correnti politiche, che un giorno promettono cambiamenti e progresso e il giorno dopo incolpano l’opposizione se non hanno mantenuto la parola data. Le percentuali di affluenza dei cittadini ai referendum, ben maggiori rispetto a quelle delle elezioni legislative, sono un chiara dimostrazione della fiducia degli italiani della Costituzione.
Un cittadino italiano, dunque, anche se non si sente rappresentato da un partito politico o da un candidato in particolare, è ben consapevole dell’importanza della Costituzione, dei diritti e dei doveri e soprattutto dell’importanza del voto e dell’impegno civico nel decidere le sorti del paese. In generale, si può osservare come un cittadino tenda a respingere le modifiche costituzionali; probabilmente perché – come ci viene spesso ripetuto – quella italiana è una delle migliori Costituzioni al mondo, scritta dai padri e dalle madri costituenti di tutti i partiti italiani (esclusi, ovviamente, quelli fascisti) per riportare l’equilibrio politico in un paese dilaniato dalla guerra. Inoltre la nostra Costituzione ha soltanto ottant’anni, un’età che, rispetto a una Costituzione come quella americana (fine del settecento), la rende giovanissima, e quindi anche meno soggetta alla necessità di cambiamenti.
Un dato interessante dai seggi rileva che il Sì ha vinto solo in tre regioni: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia; queste sono, in particolare Lombardia e Veneto, le regioni “locomotrici” d’Italia, in cui tutto è frenetico e veloce, dove bisogna pensare al progresso e al miglioramento delle cose, delle città e delle persone, in cui l’idea di cambiamento è sempre associata a un’idea di miglioramento e avanzamento economico-sociale. D’altro canto in Campania, dove il magistrato Gratteri, simbolo della lotta alla Camorra, rappresentante della Repubblica Italiana e quindi diretto interessato delle modifiche costituzionali, ha portato avanti una decisa campagna contro la riforma, il risultato è stato del 65% contrari alla modifica – il risultato più alto in tutta Italia.
Gli italiani andati alle urne, quindi, combattendo l’astensionismo per creare una vera rappresentanza democratica, a livello civico e costituzionale si sono dimostrati pronti a combattere le modifiche sostanziali che vogliono essere apportate alla Costituzione e alla Repubblica.
A cura di Lorenzo Nocentini
Lo stato che occupa la penisola italiana è una realtà in cui la “legge” si applica ai poveri e si interpreta per i ricchi. L’esecutivo in carica si è mostrato più che propenso ad assecondare questo stato di cose.
Finché si è trattato di legiferare su materie inerenti gli apericena, gli spaghetti o il pallone, e più che mai quando c’è da accanirsi su bersagli che la popolazione generale reputa degni di persecuzione, il “governo” di Roma ha potuto contare su una solida condiscendenza.
Molte persone serie, almeno qui a Firenze, hanno invece deciso di cogliere l’occasione per mettere un limite alla sua intraprendenza, dal momento che essa è andata a toccare àmbiti e materie potenzialmente suscettibili di influenzare non solo il comportamento di chi frequenta ristoranti e sale scommesse, ma anche e soprattutto la austera e operosa esistenza di chi studia e lavora mal tollerando in ogni caso -sempre e comunque- l’agenda politica promossa da Roma.