Nel corso della scorsa settimana siamo stati travolti da una notizia improvvisa: il Miche potrebbe molto presto perdere la propria indipendenza. Ad alcuni questa notizia non apparirà come una grande novità, dal momento che da anni ormai il calo delle iscrizioni ci costringe a contemplare questo rischio; ma la vera sorpresa sta nel fatto che questo dimensionamento (riduzione in numero di istituzioni scolastiche) avverrà con modalità e tempi molto particolari.
Il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2023 dispone un taglio alla spesa per l’istruzione nella forma di dimensionamenti in tutta Italia, di cui due nella Città Metropolitana di Firenze, e richiede alle regioni di individuare gli istituti da accorpare o fondere, al fine di impiegare meno dirigenti scolastici, meno DSGA e meno personale di segreteria.
Tutte tranne Campania, Puglia e Toscana agiscono immediatamente, mentre le altre decidono di non ottemperare alle disposizioni e fanno ricorso al TAR, sostenendo che lo Stato centrale stesse interferendo su di una decisione interamente di competenza regionale. A maggio, tuttavia, si ottiene il verdetto: il ricorso è illegittimo e i dimensionamenti si dovranno fare.
Nonostante ciò il 29 settembre la Regione Toscana rassicura le scuole del territorio e garantisce loro l’indipendenza, consentendo ai collegi dei docenti di cominciare lo sviluppo dei piani dell’offerta formativa (PTOF) nella sicurezza di poter autodeterminarsi, sicurezza che non durerà nemmeno un mese.
Il 27 ottobre, infatti, viene pubblicata la delibera 1553 della Giunta Regionale, in cui non solo la questione si riapre, ma si determina anche che essa dovrà essere completamente risolta entro il 30 novembre e che avrà effetto già nell’anno scolastico 2026/2027, per cui la programmazione è già stata ultimata.
Una prima decisione, però, sarà presa già il 10 novembre: il Miche si trova in una posizione pericolosa, perciò fino a quel momento dovremo sfruttare la nostra unica possibilità per farci sentire e chiedere tutti insieme che le promesse fatte vengano rispettate.
A cura di Leonardo Gugliotti