Il prodigio Zohran Mamdani

Zohran Mamdani ha 34 anni, è socialista, nato in Uganda, di madre Indiana, arrivato a New York da bambino e di fede musulmana; tutti elementi che lo hanno reso uno sfavorito durante la corsa alle elezioni comunali newyorchesi, ma come lui stesso ha detto più volte:“non mi scuso per nessuna di queste cose”. Eppure lo scorso 4 novembre ha battuto il suo principale avversario Andrew Cuomo, con un distacco del 10% circa, e il repubblicano Sliwa messo in ombra già in partenza.

La sua corsa è stata di sicuro innovativa, tra camminate dall’upper al lower Manhattan per parlare con le persone  alla diffusione dei suoi obiettivi anche attraverso video sui social più leggeri e divertenti, lontani dalle usuali metodologie distaccate tipiche della politica che spesso appare lontana alle persone comuni. Tra i punti del futuro sindaco ci sono supermercati comunali per offrire cibo a basso costo, assistenza sanitaria gratuita (purtroppo tra i più utopici della lunga lista) mezzi pubblici gratuiti, tassazione extra a chi possieda un patrimonio superiore al milione di dollari, abbassare gli affitti e anche costruire case per i più poveri, rendendo i quartieri più sicuri e piacevoli per chi li abita.

Per questo i super ricchi della grande mela hanno cercato in tutti i modi di ostacolarlo. Tra i vari oppositori c’è anche e ovviamente il presidente Trump, che ha descritto più volte Mamdani come comunista e fatto osservazioni sulla fede del candidato, parlando addirittura dell’attentato alle Torri Gemelle; il presidente aveva oltretutto minacciato di tagliare i fondi federali se il giovane avesse vinto. In Israele il ministro Amichai Chikli lo ha definito un collaboratore di Hamas e un antisemita per le sue ferme posizioni a sostegno della causa palestinese, invitando la comunità ebraica a scappare da New York. Entrambe illazioni discutibili. 

Nel parlare di questo avvenimento quasi prodigioso è importante ricordare che New York è la culla del capitalismo, la città con più miliardi al mondo e un baluardo storico del Partito Democratico, che lì la povertà dilaga da decenni e che la grande mela è, sotto molti aspetti, molto più vicina alla mentalità europea che a quella statunitense. E questa non è l’unica fenomenale rimonta dei democratici: in Virginia, dove il partito non è così radicato, ha vinto le elezioni la democratica Abigail Spanberger, prima governatrice donna dello stato, così come in New Jersey e la vittoria dei Californiani per la proposition 50.

Zohran Mamdani ha vinto ed è il primo musulmano, il primo socialista e il più giovane in più di un secolo grazie a più di un milione di sostenitori, convinti dalla sua intraprendenza, la sua figura “umana”, vicina alla classe medio-bassa, e la sua voglia di dar vita ad una nuova era, fatta di speranza e di crescente benessere sociale. In molti lo hanno anche esortato a correre per la presidenza nel 2028, inconsapevoli del fatto che, secondo la legge americana, il presidente possa essere eletto solo se nato sul territorio statunitense (natural born citizen e, come già detto, Mamdani non rientra tra questi). 

Il sindaco si insedierà il prossimo 1 gennaio, da quel giorno potremo scoprire se Mamdani, ormai al potere, cambierà pelle o manterrà le sue promesse. Se così fosse dovremmo forse aspettarci un qualche tentativo di metterlo a tacere? Stiamo assistendo forse ad una rinascita dei democratici e se si, è questo il segno del fallimento dell’amministrazione Trump?

A cura di Amelie Loubat

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