La guerra e l’amore nei film dello Studio Ghibli

Hayao Miyazaki è oggi considerato uno dei più grandi animatori nella storia del cinema, secondo molti il più grande regista d’animazione vivente. Nasce a Tokyo, capitale del Giappone. Nel 1985, dopo i primi successi cinematografici, fonda insieme a Isao Takahata (regista del film “La tomba delle lucciole”) il suo studio di produzione: lo Studio Ghibli, che – grazie anche al supporto di un eccellente team di collaboratori – diventerà un vero e proprio punto di riferimento della cultura cinematografica non solo giapponese, ma anche occidentale.
Protagonisti di storie colorate, ma al tempo stesso piene di verità sono i giovani. Noi, e noi soltanto siamo ancora in grado di percepire la realtà diversamente dagli adulti, solo noi abbiamo un’immaginazione tale da portarci a credere spesso a cose assurde ma che rendono immensamente allegri; solo noi possiamo comprendere quanto difficile sia crescere, guardare sfiorire la propria infanzia e farsi strada tra i mille ostacoli della vita, e soprattutto ora nell’affermazione della nostra personalità, tramite il rapporto con gli altri e con gli adulti. Ed è proprio questa autenticità che lo studio Ghibli sceglie di rappresentare, grazie grazie ad essa possiamo far riflettere molti. La tomba delle lucciole è uno tra i più brillanti in questa scelta, i protagonisti, due bambini, vivono una guerra soli, mostrandola dalla prospettiva più reale che si possa avere. Il film è tratto da un racconto semi-autobiografico dell’autore giapponese Akiyuki Nosaka.

La trama 

Giappone, 1945. Fuori dalla stazione della città di Kobe due spiriti bambini raccolgono una scatola di latta che precedentemente conteneva delle caramelle alla frutta, gettata via da uno spazzino, che l’aveva sottratta al corpo di un ragazzino moribondo. Quella scatola di latta suscita in loro molti ricordi, li ha accompagnati per tutta la loro vita, da quando Seita, il maggiore, la regalò alla sua sorellina Setsuko molto tempo prima. Così inizia il lungometraggio diretto da Isao Takahata: “La tomba delle lucciole”.

Si racconta la storia di Seita e Setsuko (14 e 4 anni) il quale destino si intreccia dolorosamente alla seconda guerra mondiale. Il film racconta la guerra con occhi diversi da quelli con cui siamo abituati ad osservare il mondo, occhi che sono estranei alla causa di una guerra così brutale, occhi di bambini che vorrebbero solo che gli venisse restituita una casa e la propria mamma, la quale purtroppo all’inizio del film muore sotto un bombardamento. Seita e Setsuko nel corso del racconto affrontano la vita alternando momenti di difficoltà, disperazione e lutto a momenti di spensieratezza.

Nonostante il conflitto mondiale abbia raso al suolo la città  di Kobe, per loro sopravvivere a quel mondo sembrerà una sfida da vincere, quasi come un gioco. Inoltre Seita, ragazzo diligente e amorevole nei confronti di sua sorella, cerca di non esternare emozioni negative davanti a Setsuko, perché la sua missione è quella di prendersi cura di lei ora che la mamma non c’è più, anche nascondendole le crude verità a cui sono esposti. Il ragazzo prova a fuggire sempre di più dalla realtà, facendo divertire e giocare la bambina, trovando così una scusa anche per distrarre se stesso dalle atrocità a cui è sottoposto.

La bellezza, ma allo stesso tempo il dolore e l’empatia che trasmette il film risiede nel raccontare la verità così com’è, solamente da un punto di vista differente da quello con cui solitamente vengono concepiti i film che parlano di guerra, raccontando la storia dagli occhi dei bambini, facendoci dunque empatizzare con loro. La narrazione coinvolge direttamente lo spettatore nella situazione dei due protagonisti, unendo il tema della memoria a quello dell’attualità, sensibilizzando sulle condizioni disumane in cui i civili vivono in tempo di bombardamenti e conflitti; rendendo il lungometraggio animato uno dei film di guerra più strazianti e acclamati dalla critica.

A cura di Ada Avanzi e Bianca Morlino

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