Una guerra alla cultura

Il 24 Febbraio scorso Putin ha invaso l’Ucraina, dando inizio a una guerra che sta continuando anche in questi giorni. Da più di sei mesi il popolo ucraino sta vivendo sulla propria pelle atrocità di ogni tipo. Del resto si sa, la guerra ha sempre portato distruzione, dolore, morte. L’umanità sembra un ricordo lontano, un ricordo offuscato dallo spargimento di sangue, e la pace è diventata un’utopia.

I bombardamenti in Ucraina stanno portando via vite umane, migliaia di persone si vedono costrette ad abbandonare le proprie case in cerca di un luogo che quantomeno garantisca loro la sopravvivenza, interi edifici, e anche, quasi, intere città, come nel caso di Mariupol, vengono distrutti. Feriti, morti, civili che cercano di fuggire, figlə che perdono i genitori, figlə che fanno da genitori, cani abbandonati nelle gabbie senza acqua né cibo, tutte queste sono immagini all’ordine del giorno.

Ma poiché l’arte è parte integrante di ciascun paese, era certo che anche questa sarebbe stata coinvolta nella guerra. Infatti altrettanto devastante è stata la distruzione della cultura. L’Ucraina è un paese molto vasto, uno dei più grandi in Europa, e sono numerosi i suoi siti culturali. Tra questi sette sono riconosciuti dall’Unesco: la Cattedrale di Santa Sofia di Kiev, il centro storico di Leopoli, l’arco geodetico di Struve, le antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa (patrimonio condiviso con altri 17 stati), la residenza dei metropoliti bucovini e dalmati, l’antica Chersoneso Taurica e le Tserkvas in legno. Questi al momento, fortunatamente, risultano illesi, ma sono in serio pericolo. Al contrario almeno 53 beni culturali, tra chiese, monumenti, edifici storici e musei sono stati distrutti o hanno subito dei danni.

Il Museo di Storia Locale di Ivankiv (nella regione di Kiev) è stato raso al suolo durante un attacco militare che ha provocato la perdita anche di numerosi quadri di Maria Pryimachenko, artista ucraina che aveva affascinato con la propria arte persino Pablo Picasso. Altra vittima dei bombardamenti russi è il Museo d’Arte contemporanea, il Yermilov Centre, a Kharkiv. Sempre in questa città sono state colpite l’Università Nazionale di Karazin e piazza della Libertà.

Un altro esempio ancora è il bombardamento al teatro di Mariupol, costruito nel 1960 in stile neoclassico, dove prima dell’attacco si erano rifugiati dellə bambinə (ciò era anche stato segnalato da una scritta visibile dall’alto, che evidentemente è stata ignorata).

Sono molti altri i beni culturali distrutti e altri ancora sono in pericolo, in particolare due dei siti Unesco che ho citato in precedenza, ovvero la Cattedrale di Santa Sofia e il centro storico di Leopoli, mentre ad Odessa sono a rischio la scalinata Potemkin e il Museo d’Arte Occidentale e Orientale, nel quale è custodita “La Cattura di Cristo”, un dipinto attribuito a Caravaggio.

L’Unesco si è mobilitata per contrassegnarli con il marchio della Convenzione dell’Aja del 1954 (che tutela i beni culturali in caso di conflitto armato), oltre a chiedere il cessare del fuoco su luoghi culturali e d’istruzione. Anche la comunità artistica internazionale ha espresso il proprio dissenso: numerosə sono lə direttorə che hanno dato le dimissioni, gesto di solidarietà ma anche di forte valenza politica. La European Cultural Foundation promuove invece iniziative a sostegno degli artisti, lanciando il “Culture of Solidarity Fund – edizione per l’Ucraina”.

Bisogna mettere in salvo i beni culturali per evitare che la guerra cancelli anche la storia dei popoli perché, come ha detto in un’intervista la direttrice dell’Ukrainian Museum di New York, Maria Shust, “vista la volontà di Putin di distruggere l’Ucraina, non gli importerà certo se cancellerà anche la storia di questo Paese.”

 

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