Il lockdown come trauma giovanile

A causa del virus, ci stiamo inconsapevolmente imprigionando all’interno di noi stessi, soli, senza amici né affetti e con l’unica compagnia di uno schermo.

Per noi giovani del XXI secolo, abituati ad essere sempre occupati in attività come la scuola, lo sport e il divertimento, l’improvviso stop del Governo, dovuto all’emergenza Covid-19 durante tutto l’anno corrente, ha determinato una serie di sconvolgimenti psicologici e problematiche legate all’isolamento che non possono essere poste in secondo piano.

Infatti, per la maggior parte dei ragazzi, passare da quella che era la normalità al lockdown è stata ed è tutt’ora una dura prova di coraggio che può mettere a repentaglio anche la salute mentale. Purtroppo la perdita di contatto interpersonale ha provocato lo sviluppo di disturbi comportamentali e della concentrazione come l’inquietudine, l’insonnia e la facile irritabilità (soprattutto nei bambini dai 6 ai 10 anni).

Anche le fasce di età più elevata sono state gravemente colpite: spesso la solitudine, lo stress e la lontananza dai cari ha portato un gran numero di giovani a cadere nelle mani di rabbia e depressione. E’ aumentato, di conseguenza il bisogno di affidarsi a psicologi e a psicoterapeuti con i quali poter intraprendere un percorso di cura per attraversare al meglio questo momento difficile. Sono, inoltre, rilevanti anche i dati riguardo all’abuso dell’utilizzo dei social media da parte degli adolescenti, i quali, in tal modo, corrono il rischio di imbattersi nei pericoli del web e di diventare dipendenti dai dispositivi tecnologici che vengono già utilizzati in notevole misura per la didattica a distanza. Quest’ultima, allo stesso modo, è una nota dolente dell’argomento date le diverse complicazioni da essa create. Difatti non tutte le famiglie si sono trovate nella comoda condizione di poter garantire ai propri figli di partecipare alla scuola online, e ciò ha creato un profondo divario sociale che ha messo in difficoltà centinaia di migliaia di studenti.

Ed è stata proprio la combinazione di tutti questi disagi a rendere il 2020 statisticamente un anno colmo di insuccessi, soprattutto personali. Del resto non siamo soliti vivere una pandemia, ma anche aver affrontato una situazione globale simile farà di noi, della generazione Z, uomini e donne più responsabili e coscienziosi pronti per far fronte al nostro futuro.

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