La poetica dell’ambientalismo nei film di Miyazaki

Il regista di film d’animazione Miyazaki Hayao ha prodotto pellicole che spaziano generi, ambientazioni e temi diversissimi tra loro, accomunate da una particolare attenzione alla natura e all’ambiente. In tutte le sue produzioni infatti la prospettiva del regista si concentra costantemente sui dettagli della natura e sugli scorci di paesaggio, che diventano a loro volta un elemento caratteristico della sua poetica. I film di Miyazaki trattano la natura non come un semplice sfondo, bensì come uno spazio vibrante e ricco, che merita la stessa attenzione dedicata ai personaggi e all’azione. In molte delle sue opere, inoltre, il regista trasmette un messaggio esplicitamente ambientalista di cui anche i protagonisti si fanno portavoci. È il caso del film Nausicaä della Valle del vento, esordio cinematografico di Miyazaki, uscito nel 1984 con il patrocinio del WWF. In un futuro post-apocalittico, a seguito di una devastante guerra avvenuta mille anni prima, gli esseri umani sono costretti a vivere in piccole comunità isolate a causa dei rischi posti dal Mar Marcio, una foresta di spore e piante intossicate abitata da enormi insetti. La protagonista Nausicaä è la giovane principessa della Valle del vento, un luogo quasi idilliaco i cui abitanti hanno imparato a convivere pacificamente con la natura sfruttando l’energia del vento. L’invasione della Valle da parte di forze ostili intente a recuperare un’antica, potentissima arma, con il fine ultimo di radere al suolo il Mar Marcio, costringe Nausicaä a compiere un viaggio per salvare il suo popolo. Durante il suo percorso, la protagonista precipita nelle profondità del Mar Marcio, dove scopre che è il terreno, intossicato dagli umani di generazioni prima, a rendere velenose le piante, e che gli insetti che abitano nella foresta attaccano solamente chi disturba il loro equilibrio. In questo film, la situazione iniziale presenta la natura come una forza che opprime e mette in pericolo il genere umano. Ma la verità è tutt’altra: attraverso gli occhi di Nausicaä vediamo una natura fragile, quasi indifesa, che necessita di una figura di tramite verso il mondo degli umani – la protagonista, appunto – che possa farsi carico di proteggerla. Il finale promuove dunque il modello di armonia e frugalità degli abitanti della Valle, contrapposto all’industrializzazione, alla militarizzazione e all’opportunismo caratteristici degli invasori, e presenta anche una lettura femminista e pacifista. Il film Principessa Mononoke (1997) propone un’altra prospettiva sulle medesime tematiche. Ambientato nel Giappone del XIV secolo, ha come protagonista Ashitaka, un giovane che nell’atto di proteggere il suo villaggio è stato maledetto da un demone. Avendo scoperto che quel demone era in origine un dio cinghiale, decide di intraprendere un viaggio per capire l’origine dell’odio che ne aveva corrotto e consumato lo spirito. Giunge così alla Città del Ferro, una cittadina arricchitasi grazie all’estrazione e alla lavorazione del metallo e guidata dalla potente Somma Eboshi, entrata in un aspro conflitto con gli dèi locali a causa del suo desiderio di distruggere la foresta circostante per appropriarsi delle sue risorse naturali. La foresta è abitata da varie divinità e da San, una giovane appartenente al clan dei lupi ma umana di nascita, che vede in Eboshi il nemico di tutta la foresta. La volontà di Eboshi è infatti quella di uccidere lo Shishigami, lo Spirito della foresta, il dio locale più potente e misterioso. Mononoke appare come un’opera più sfumata, quasi più matura rispetto a Nausicaä: in questo film sia il mondo naturale sia quello umano sono rappresentati come imperfetti e contrastanti. San, protettrice della foresta e dei suoi spiriti, ha un carattere impulsivo, a tratti violento, completamente discordante con il comune immaginario della natura come simbolo di armonia e fertilità. Lo stesso Shishigami possiede il potere sia di donare la vita che di portarla via: ad ogni suo passo crescono e muoiono fiori. Le divinità della foresta sono figure tragiche, spesso in contrasto tra loro, impotenti di fronte all’avanzata degli uomini. Anche Eboshi manifesta più sfaccettature: sebbene miri allo sfruttamento delle risorse, non lo fa per cattiveria, ma per un sincero desiderio di progresso, seppur cieco e sfrenato; viene inoltre rimarcato più volte che Eboshi è riuscita a dare alla Città una nuova vita, prendendosi carico di proteggere e di aiutare le persone più emarginate. Persiste la figura dell’intermediario tra i due mondi, con una prospettiva però più neutrale rispetto a Nausicaä: Ashitaka, che cerca di comprendere la realtà “con pupille non offuscate dall’odio”, si pone come obiettivo la pacificazione di entrambe le parti. Nel finale non vi è un chiaro trionfo né del mondo umano né di quello naturale, in quanto entrambi finiscono per distruggersi l’un l’altro: il vero vincitore è quindi la filosofia di Ashitaka, che vede la possibilità di una convivenza pacifica tra umanità e natura.  Miyazaki esprime sia in Nausicaä sia in Mononoke il suo pensiero ambientalista, secondo cui gli esseri umani non possono prescindere dalla natura e hanno il dovere di proteggerla e di convivere con essa in modo armonioso e consapevole. Entrambi i film fanno dell’ambientalismo un punto cardine, ma le differenze nell’affrontare questa tematica dimostrano un’evoluzione del regista stesso, che restituisce una visione complessa del rapporto tra umanità e ambiente.  
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