Get Out, di Jordan Peele

È un genere che pochi conoscono e che piace pochi. È molto complicato da guardare e capire, pieno di intrighi e di scene diverse da qualsiasi altro genere. È enigmatico, lugubre ma qualche volta anche divertente.

Sto parlando del Thriller Psicologico, un genere che fa sprofondare in una dimensione ansiogena e soffocante da cui risulta difficile uscire. Uno dei suoi esponenti più importanti è Alfred Hitchcock, regista, sceneggiatore e produttore britannico naturalizzato statunitense. Tra le sue opere più famose troviamo Psycho, film del 1960.

Dal nome si può facilmente dedurre cosa si andrà a vedere. La trama è molto semplice: una donna, stanca della propria vita monotona di segretaria in uno studio immobiliare, decide di rubare una grossa somma di denaro al capo e di raggiungere il fidanzato in una città lontana. Il viaggio è lungo, quindi la ragazza decide di fermarsi in un Motel isolato durante il tragitto e di passarci la notte. Lì fa conoscenza con il proprietario della locanda. L’uomo vive in una casa accanto al Motel, insieme alla madre anziana e malata.

La trama di questo film sembra normalissima, potrebbe diventare parte anche di una semplicissima serie tv in onda in questi anni. Ma quello che lo rende speciale è tutt’altro: l’atmosfera.

Hitchcock ha fatto di Psyco un capolavoro perché l’atmosfera che domina le scene è talmente avvolgente e soffocante che allo spettatore sale l’ansia già alle prime scene.

La storia si poi concluderà con un finale inaspettato.

Consiglio a tutti di vederlo almeno una volta perché rappresenta una pietra miliare della storia cinematografica che ha dato il via ad un genere nuovo.

Ma il film di cui volevo parlare in questo articolo, e che ho visto qualche settimana fa, è Get Out.

Get Out è un film del 2017 che a mio avviso riprende tantissimo le scene e l’atmosfera di Psycho. La trama, come nel film precedente, si snoda in modo lineare: il protagonista è un ragazzo di colore ricco, di successo e fidanzato con una ragazza bianca originaria del sud degli Stati Uniti. Lei gli chiede di accompagnarla a fare una visita ai genitori ma il protagonista, preoccupato che i genitori della ragazza siano razzisti o suprematisti bianchi come molte persone nell sud degli U.S.A., chiede conferma alla fidanzata che però nega tutto. Il protagonista, allora, tranquillizzato, parte per la campagna del sud con la fidanzata. Arrivati a destinazione, i genitori appaiono come due persone colte ed educate: lui è un un neurochirurgo privato, lei una un psicologa. Dopo qualche giorno, tuttavia, il protagonista scopre un segreto agghiacciante.

Il film è disponibile su Netflix ed ha una durata di 1 ora e 44 minuti. Personalmente mi è piaciuto molto: pieno di colpi di scena e di segreti nascosti in ogni personaggio.

La regia, di Jordan Peele, è molto accurata nei dettagli di ogni personalità, oltre che molto studiata per far risaltare le caratteristiche di ogni personaggio come uniche.

La maggior parte dei film thriller (non solo quelli psicologici) di questi tempi tendono molto a far divertire chi li guarda, ma questo, più che divertire, fa pensare. Fa riflettere molto sulla condizione e sui pregiudizi che, specialmente negli Stati Uniti e nel resto del mondo, affliggono le persone di pelle scura.

Consiglio a tutti di vederlo, magari a casa con una tazza di tè fumante durante un pomeriggio piovoso. Il finale, per quanto inverosimile, è anche molto reale.

“Inverosimile” e “reale” sono due parole molto diverse, ma in questo caso bisogna usarle insieme.

La fine, infatti contiene un messaggio che solo chi si gode il film, secondo me, riesce a capire.

Vi invito quindi a fare qualche pensiero dopo averlo visto. E’ un film troppo poco considerato ma di livello notevole.

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