Dibattiti presidenziali in America

I confronti televisivi, tradizione dal 1960, inaugurati da Kennedy e Nixon, sono un rituale che si svolge nei quaranta giorni precedenti alle elezioni. Ognuno di essi lascia un segno distintivo, come una parola o una frase.

 

“Il dibattito peggiore di sempre”

Il primo confronto tra Donald Trump e Joseph Biden sul palco di Cliveland si è rivelato caotico, considerato il dibattito peggiore della storia americana, con più insulti e interruzioni che scambi di opinioni. Insomma, il peggiore in 60 anni.

Nel primo dibattito televisivo di sempre, tra Kennedy e Nixon, nel 1960, Nixon, a causa dell’influenza, apparve con un colorito spettrale, inoltre dovette usare più volte un fazzoletto per asciugarsi il sudore. Kennedy risultò invece fotogenico, conquistando gli spettatori. Nel 1976, Ford e Carter stettero in silenzio davanti alle telecamere per mezz’ora, per via di un problema tecnico all’audio. Nel 1992, durante il confronto tra Clinton, Perot e Bush, quest’ultimo, mentre gli stavano ponendo una domanda, con gesto evidente guardò il suo orologio.

 

Dibattito del 2020

Trump vs Biden nel 2020 è riuscito a superare tutti questi episodi, mostrandoci uno spettacolo scandaloso, mai visto prima.

Il confronto incomincia normalmente, con la simbolica stretta di mano anti Covid e i due che vengono presentati dal conduttore, ma già alla seconda domanda abbiamo le interruzioni, soprattutto da parte di Trump.

A metà dibattito, l’attuale presidente pretende che lo sfidante sia ispezionato, perché egli, a sua opinione, ha un trasmettitore nelle orecchie.
Successivamente i due si insultano, Biden chiama clown l’avversario, gli ricorda di non avere fatto nulla per la comunità afroamericana, lo definisce il “cagnolino di Putin”. Trump ritiene che l’avversario non abbia le idee chiare e che, se fosse stato per lui, ora in America ci sarebbero 2 milioni di morti per Covid.

Un 60% crede che Biden abbia avuto la meglio, ma è complicato stabilirlo, soprattutto per le continue interruzione e per i costanti insulti. Egli sembra aver tenuto testa a Trump, ma senza sfruttare i suoi punti di forza. Biden, da essere lo “Slightly favoured”, ovvero il meno preferito, è diventato il favorito.

La “rissa verbale” si conclude, lasciando l’America sconcertata.

 

Vicepresidenza

Il dibattito tra i vice durante le elezioni, di solito, è visto più come una formalità che altro. Ma stavolta non è così.

2020, Mike Pence e Kamala Harris, uno dei dibattiti tra vice più importanti nella storia americana. Quest’anno, infatti, entrambi sono fondamentali per il futuro del paese: data l’avanzata età di entrambi i candidati, uno dei due, in caso di indisposizione del presidente, potrebbe sostituirlo e prendere in mano il paese.

Pence e Harris hanno mantenuto un comportamento consono, regalandoci un dibattito del tutto migliore rispetto a quello fra Trump e Biden. Essi ci presentano due visioni diverse dell’America e del futuro.

Harris, senatrice, cinquant’ anni, si dichiara a sostegno del Black Lives Matter. Pence attuale vicepresidente, abile nel dibattito, non si scompone mai e ha un eloquio rapido e fluido, per questo considerato da molti “l’anti-Trump”

Si scontrano, in primo luogo, su come Trump abbia gestito la pandemia e su come abbia preparato l’America alla minaccia del Coronavirus. Pence ritiene che Trump abbia svolto un ottimo lavoro, ma tutti sappiamo che il Covid 19 è il tallone d’Achille della loro campagna.

I due discutono anche delle proteste razziali, di ambiente, di economia, della Cina e dell’aborto.

Entrambi sono stati rispettosi, non si sono insultati a vicenda e, a parte una mosca che è rimasta a lungo sui capelli di Pence, il confronto si è svolto ordinatamente.

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