Cinema | Le ali della libertà, di Frank Darabont

La vittoria della mente umana sulle difficoltà è un tema molto sottile da affrontare a da rappresentare.

Giudicare con leggerezza l’equilibrio tra dignità, sofferenza e trionfo può rendere ogni passaggio inutile, sia per il personaggio principale del film o del racconto sia per lo spettatore.

In Le ali della libertà, la storia di un condannato all’ergastolo per un duplice omicidio non commesso, e incarcerato in una prigione di un direttore corrotto e avaro. Frank Darabont, il regista del film, riesce a riprodurre sullo schermo l’equilibrio perfetto. Il film accentua l’umanità a discapito della brutalità ed è uno dei migliori mai realizzati sulla ricerca dei propri sogni ed interessi.

Il protagonista si chiama Andy Dufrense, interpretato da un malinconico Tim Robbis, vincitore poi dell’Oscar al miglior attore protagonista per Mystic River nel 2004, ed è un ex banchiere condannato ingiustamente dell’omicidio della moglie e dell’amante di quest’ultima nel 1947.

Andy è un uomo sensibile ed enigmatico: Robbins accentua infatti quest’ultima caratteristica donando al protagonista un’espressione sempre malinconica e molto riflessiva, come se stesse elaborando nella sua mente una moltitudine di cose.

Andy non è una persona fisicamente imponente, ma ha una mente veloce ed un tipo di intelligenza rara.

Andy sa di essere innocente innocente, e questo gli permette di riporre una continua speranza nel proprio scarceramento, e di non impazzire in carcere.

E’ intrappolato in un sistema che lo schiaccia completamente, che soffoca qualsiasi pensiero, ma sembra che Andy sia più libero di molte persone in libertà, perché è diverso da tutti e perché ha una mente propria non condizionata.

Non perde mai la speranza che la sua condizione possa migliorare, e fa di tutto per migliorare la vita all’interno della mura del carcere anche degli altri prigionieri, avviando una campagna di raccolta fondi per migliorare la biblioteca del carcere e riuscendo a creare un accordo con una delle guardie più sleali e brutali in modo da procurare delle birre ai suoi compagni.

E’ con questa speranza, infatti, che riesce a danneggiare il direttore del carcere Samuel Norton, interpretato da uno stizzito Bob Gunton, che sfrutta le sue abilità finanziarie per riciclare grosse somme di denaro. Ogni notte, Andy scava sulla parete della sua cella una galleria, per poi scappare 27 anni dopo la sua carcerazione.

Con la sua determinazione, poi, aiuta anche l’amico Red, interpretato da Morgan Freeman, conosciuto in prigione, ad ottenere la libertà condizionata.

Al contrario di Andy, il carcerato Brooks Hatlen, interpretato da un goffo James Whitmore, è così divorato dalle incertezze che dopo avere passato più di cinquant’anni in carcere, entrato da giovanissimo e uscito ormai anziano, non riesce ad abituarsi al mondo libero. Una delle scene più famose del film è infatti quando il vecchio Brooks (che in carcere gestiva la piccola biblioteca), ottenuta la libertà vigilata, attraversa una strada sconcertato dal traffico frenetico.

Brooks quindi, dopo poco dalla sua scarcerazione, decide di impiccarsi nella sua stanza procurata dal comitato della libertà condizionata.

E’ per questo che infatti la forza d’animo di Andy pare così miracolosa, perché riesce a rialzarsi sempre dopo una sconfitta, e così tutti dobbiamo fare.

Articolo creato 2

Rispondi

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto