Quando i governi falliscono

È sempre la solita storia. Dopo un intero anno di mobilitazioni da ogni parte del mondo che, inoltre, hanno visto una partecipazione di massa da parte della componente giovanile di tutto il globo, tutto ciò che abbiamo avuto è un ammasso di vuote parole dietro le quali si nascondono enormi interessi economici. La crisi climatica è per definizione il problema del nostro secolo, ma, paradossalmente, è anche quello meno tenuto in considerazione dai nostri politici; questi ultimi, infatti, sono i primi a prenderci in giro. Si nascondono dietro ad una falsa percezione idealistica del progresso, che antepone il capitale al benessere sociale e ambientale.

È sotto gli occhi di tutti il fatto che con questo sistema non possiamo più andare avanti e come esso sia cieco e privo di qualsiasi morale, eppure, in un momento in cui ci si aspetterebbe una reazione di massa da parte delle popolazioni, assistiamo all’apogeo della classe politica destroide e capitalistica globale. Forse il punto debole dell’emergenza climatica è proprio il fatto che essa, in confronto ad altri problemi come conflitti e dinamiche economiche, non si manifesti subito in tutta la sua ferocia; sarebbe giusto, per questo, paragonarla ad una malattia degenerativa: è un susseguirsi di diversi sintomi che, male interpretati, culminano nel vero e proprio scoppio della malattia, oramai incurabile.

I diversi Stati, ricchi o poveri che siano, devono effettuare, per scongiurare questo male, una vera e propria riconversione alle energie rinnovabili, e devono farlo al più presto: devono tagliare completamente i sussidi alle imprese fossili, imporre tasse sui traffici aerei e non e favorire una Green economy. Ciò, però, comporta grandi costi che le maggiori imprese e banche non vogliono sostenere, rivelandosi sempre fedeli alla logica capitalistica del continuo profitto. Il problema si pone maggiormente quando i governi, pur di mantenere intatta la continua e inarrestabile crescita economica, vanno dietro agli interessi delle grandi aziende e questo, anche se stentiamo spesso ad ammetterlo, è sotto gli occhi di tutti noi: basti pensare agli incendi australiani che, frutto di una politica dichiaratamente negazionista e conservatrice, stanno distruggendo il Paese da quattro mesi, o anche, dando uno sguardo alle dinamiche sul nostro territorio, la costruzione di una seconda pista dell’aeroporto, che ha lo scopo di portare due milioni di turisti in più in una città che oramai è più un museo che un posto in cui vivere, e andrebbe a comportare un maggior traffico aereo, con conseguenti maggiori emissioni di gas serra e interi ettari di terreno cementificati.

Purtroppo la politica odierna, dopo il boom ambientalista dello scorso anno, è diventata una incredibile fabbrica di Green washing che fa leva sulla disinformazione e la scarsa conoscenza da parte delle persone sulle tematiche ambientali. Da questa falsa politica noi, come popoli, dobbiamo prendere le distanze, ripensare interamente il nostro sistema economico e sociale, e unirci tutti insieme per intraprendere questa battaglia con l’unico fine di creare, forse per la prima volta, una società in cui davvero ci si rispetti l’un con l’altro e ci si curi dell’ambiente come se fosse la nostra stessa casa, una società che ponga fine allo sfruttamento umano e ambientale. Come la stessa Greta Thunberg dice” the real power belongs to the people” e ciò è un fatto assolutamente vero poiché, vivendo noi occidentali che siamo i primi responsabili di questa crisi in stati principalmente democratici, abbiamo il potere decisionale; siamo noi che, indirizzando una preferenza nella scheda elettorale, eleggiamo i nostri rappresentanti in parlamento, perciò abbiamo la necessità, prima che il dovere, di non farci ammaliare da grandi retori, ma di decidere coscienziosamente.

Il mio appello è, quindi, di smettere di lamentarsi e deprimersi per una situazione politica che, soprattutto agli occhi di molti giovani, è tremenda, e mobilitarsi, informandosi e attivandosi anche sul piano pratico, affinché si combatta l’indifferenza dilagante che su questi temi si riversa, mandando un chiaro e forte messaggio ai nostri beneamati politici.

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