TAV: pro e contro

Pro

Presumo che la maggior parte di voi abbia dubitato delle certezze delle proprie convinzioni e abbia già deciso di far parte della schiera di coloro che si oppongono a costruire la T.A.V.. Una grande opera, che la maggior parte di noi crede, o credeva, implicherà un lavoro immediato per tutti coloro che sostengono questo oramai celeberrimo decreto “sblocca cantieri”, che come ben noto consentirebbe a molti, se non a tutti, di lavorare grazie a questa grande opera pubblica.

Certamente alcuni tra noi o fuori da qui potranno, quasi sicuramente, obiettare che quest’opera sia inutile. Ebbene, signori miei, io prima di tutti credo che quest’opera sia fondamentale per aiutare sia lo sviluppo di una rete dell’alta velocità – che l’Italia, ancora nel 2019, signori miei, non possiede, mentre la maggior parte degli Stati europei, se non quasi tutti, ne possiede almeno una – sia una via di uscita dalla disoccupazione e dalla crisi che attanagliano il nostro Paese. Permettetemi di spiegarne i motivi, pur ritenendo che molti di voi li abbiano già capiti, e di illustrarli a coloro che non li hanno ancora compresi.

Come prima conseguenza, la T.A.V. implicherà occupazione che, come da logica, produrrà un guadagno per i lavoratori, che ovviamente avranno più potere d’acquisto e quindi spendendo potranno contribuire al circolo virtuoso del sistema economico nazionale; infine anche le industrie potranno ricominciare a produrre e a risollevare la nostra ancora fragile economia.

Di contro mi è stato o mi sarà obiettato che questa grande opera danneggerà sicuramente l’ecosistema, le risorse e le sorgenti naturali, ebbene io, signori miei, rispondo che, se quest’opera non fosse già stata iniziata, potremmo cercare altre vie per realizzarla in un modo diverso, ma ciò non è possibile dato che è già stata iniziata e, come se non bastasse, sono stati già stanziati fondi sia statali che europei.

Una volta realizzato questo grande progetto, potremo anche riuscire a migliorare le infrastrutture ad alta velocità poco presenti nel Sud Italia, come la maggior parte di voi sa, oltre a favorire, ovviamente, un eventuale potenziamento delle linee ferroviarie già esistenti, dato che potremmo chiedere altri fondi alla Comunità Europea.

Passando alle conclusioni, io sto cercando invece di ricondurvi dalla mia parte, “sulla retta via”, affinché questo nostro glorioso Paese possa risollevarsi e da un lato ritrovare la credibilità a livello europeo, dall’altro fortificare la sua economia, nonché restituire lavoro a milioni di persone e incrementare la produzione delle industrie collegate direttamente o indirettamente al grande cantiere della T.A.V..

Luca Schifano 

 


Contro

Il TAV è il tanto discusso treno ad alta velocità tra Torino e Lione. Ad esso sono legate tante leggende metropolitane, che lo adornano di indispensabilità per il Paese. Ma ecco perché è un’opera inutile. Prima di tutto è bene precisare la mole del traffico di merci tra Italia e Francia: ogni anno ottimistici calcoli prevedevano un aumento del commercio, ma puntualmente questo è calato. Dal 1996, anno record, lo scambio di merci è calato del 71%; se infatti nel 1996 le tonnellate di merci (su una portata massima di 18) erano 10, nel 2016 sono state solamente 3. E questo dato è destinato a regredire sempre di più. Altro cavallo di battaglia del movimento pro-TAV è l’impatto ambientale: con il TAV dicono che verrebbe ridotta la produzione di Co2. E questo non è vero: il treno infatti, per produzione di anidride carbonica, si trova in una posizione intermedia, tra l’aereo, che è il mezzo più inquinante, e le automobili. Per quanto riguarda il costo di quest’opera è bene precisare che almeno 12 miliardi di euro finirebbero nella sua produzione (9 per il tunnel, 3 per la linea). Una cifra enorme, che potrebbe venir gettata in quella galleria in Val di Susa, i cui sindaci, ricordo, sono per la maggior parte sfavorevoli all’opera, in linea con i loro cittadini. Se fermassimo i lavori, nessun accordo ci vincolerebbe a restituire denaro all’Unione Europea, né tantomeno alla Francia, che ha smesso di pagare il proprio dovuto, affermando di non voler riprendere i lavori prima del 2038. Citata l’UE, è bene dire che il TAV Torino-Lione è solo un tassello della grande linea ad alta velocità progettata per collegare tutta l’Europa. Tuttavia, il Portogallo si è già tirato indietro dal progetto, come sta per fare la Spagna e si presume la Francia. Interrompere i lavori del TAV ci costerebbe 100 milioni di euro di rimborso per le aziende di costruzione, nonché un mancato spreco di ben 12 miliardi di euro.

Continuare il TAV significa anche portare avanti un’opera che in un anno assorbirebbe una quantità d’acqua pari a quella capace di abbeverare una città di un milione di abitanti (circa 900 litri al secondo). Così facendo, la Val di Susa potrebbe crollare nell’arida situazione nella quale riversa il Mugello, anch’esso afflitto dal prosciugamento causato dalla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità, che si è portata via 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti. Ma non è finita qui: la ‘ndrangheta, oltre a sostenere i movimenti sì-TAV (appoggi scoperti grazie alle intercettazioni) ha pilotato gli appalti, per cui sono state arrestate 20 persone tra Torino, Genova, Milano e Catanzaro.

Sulla base di ciò, ho maturato la mia posizione avversa al TAV. Penso che al posto di quest’enorme opera, che in sé ha solo la dispendiosità, lo Stato dovrebbe investire sulle linee ferroviarie già esistenti, pressoché inutilizzate. Confido che il popolo italiano rifletta e si faccia sentire: il rischio di cadere in un buio tunnel privo d’uscita non è lontano.

Federico Spagna 

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