Compiti per le vacanze, verifiche e telefonini secondo le normative vigenti

Quando si possono fare le verifiche in classe? Come si assegnano i compiti a casa? Si possono usare i cellulari durante le lezioni?
A rispondere sono testi ufficiali di legge approvati dal Parlamento e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, disponibili a tutti, obbligatori da rispettare.

I compiti a casa
A riguardo, si deve far riferimento alla Circolare Ministeriale numero 177 promulgata il 14 maggio 1969 e tutt’ora in vigore.
L’oggetto della circolare è il seguente: Riposo festivo degli alunni. Compiti scolastici da svolgere a casa.
La legge impone: In considerazione del duplice ordine di esigenze finora prospettate, questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno. Si potrà del pari far luogo ad interrogazioni quando ciò sia richiesto dallo stesso interesse degli alunni, in vista di scrutini o di esami imminenti, ad esempio per poter riparare in caso di precedenti valutazioni sfavorevoli.
Tale atto si rifaceva a un’altra circolare del 1965.

Compiti per le vacanze
A riguardo, si deve far riferimento allo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, a sua volta previsto e concordato con la Legge Parlamentare numero 12 del 29 giugno 2000. Tale Statuto può essere integrato dagli appositi organismi autonomi della scuola ma non può essere derogato in nessuna delle sue parti.
Recita, nella sezione III, “Diritti”:
Sussiste il diritto a non essere sottoposti a verifica nei giorni immediatamente successivi a giornate festive o di interruzione dell’attività didattica, a meno che non siano concordate per tempo con il docente.

Contributo volontario
Il contributo scolastico richiesto dalla scuola a inizio anno scolastico alle famiglie è volontario, come dimostrato dal comma 622 della legge numero 296 del 2006 (rientrante nella finanziaria del 2007) che afferma: “resta fermo il regime di gratuità della pubblica istruzione ai sensi dell’articolo 28, comma 1 e dell’articolo 30, comma 2, del decreto legislativo numero 226 del 17 ottobre 2005” e dalle più recenti Circolari Ministeriali a riguardo (del 7 marzo 2013 e del 20 marzo 2012), firmate dal capo del dipartimento del M.I.U.R., Lucrezia Castellacci, che ripetono: “I versamenti in questione sono assolutamente volontari”.
Riteniamo il contributo volontario debba essere sempre pagato, specie dalle famiglie con disponibilità economica, poiché ciò migliora i servizi all’interno della scuola e incide favorevolmente sulla collettività. Presso il nostro istituto viene correttamente presentato come volontario, per la somma di circa 120,00 euro ad alunno, volto a ricoprire soltanto il 6,8% delle spese scolastiche (per il 92,7% soldi forniti direttamente dallo Stato, per lo 0,5% da parte di privati; dati scuola in chiaro risalenti all’a.s. 2014/2015, gli unici attualmente disponibili).

Uso del telefono cellulare durante le attività scolastiche
Dal decreto ministeriale del 15 marzo 2007 numero 30 concernente “linee di indirizzo e indicazioni in materia di utilizzo di “telefoni cellulari” e altri dispositivi elettronici, si evince che il suo uso sia vietato, l’infrazione comporta diretta sanzione disciplinare e ulteriori disposizioni possano essere stabilite dagli autonomi consigli d’istituto.
Tuttavia, recenti posizioni non ufficiali e non rispondenti quindi a norma di legge, espresse dal M.I.U.R. attraverso la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, aprono a un possibile coinvolgimento di tali strumenti in ambito didattico, per favorire l’apprendimento: “Il telefonino è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se guidati da insegnanti preparati gli studenti potranno imparare con un mezzo che gli è familiare: internet.”

Matteo Abriani

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